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VI - Intermezzo

May. 30th, 2010 | 06:55 pm
location: Italy, Rome
mood: crazycrazy


Sibilla si voltò piano, disattenta.
Poggiò il sedere al lavandino, punteggiandosi con entrmabi i piedi nudi in avanti e portanto la tazza della tisana alle labbra.
La cucina era illuminata da una luce tenue.
Piegò la testa per bere ed i capelli sciolti le scivolarono davanti. Guardò i propri piedi nudi e strofinò  lievemente il destro a terra. Quindi piegò la testa di lato ed il ginocchio destro in avanti, per osservare il tatuaggio mistico che aveva alla caviglia. Sorrise leggermente, staccò la mano dal lavandino, pulì un po' di polvere avorio dalla gonna del vestito nero e si bloccò.
Socchiuse gli occhi, di colpo concentrata e dopo qualche secondo, con un movimento fluido, si tirò su dritta, la mano che l'aveva sorretta abbandonata lungo il fianco. Sbatte le palpebre, gli occhi ora rilassati ma sempre concentrati e bevve due buoni sorsi dalla tisana. Allontanò la tazza dalle labbra e puntò lo sguardo nella direzione corrispondente alla porta d'ingresso. Con grazia si mosse, iniziando a camminare in direzione del portone di casa, uscì dalla cucina e attraversò l'ingresso, poggiando la mano libera sulla maniglia di apertura. Si fermò, per qualche secondo, poi aprì lentamente uno spiraglio, sbirciando fuori. Bevve un' altro sorso di tisana, portando la tazza alle labbra senza smettere di guardare l'esterno, aprendo a metà la porta ed avvicinandosi alla soglia, senza tutta via oltrepassarla.
All'esterno non c'era nessuno. Stava per chuidere quando come pungolata raddrizzò la schiena voltando la testa in una direzione precisa. Un secondo dopo, lui era lì. La guardò fisso e inclino appena la testa di lato, l'espressione forse un po' incuriosita. Lei inclinò la testa dallo stesso lato e i capelli ondeggiarono, mentre lo guardava, spostando il corpo per orientarlo verso di lui e bevendo un'altro sorso della tisana, senza smettere di guardarlo. Anche così, sbatte le palpebre quando dopo due secondi se lo ritrovò davanti a meno di un metro di distanza. Staccò la tazza dalle labbra, umettandosele, guardandolo dritto in viso.
"Buona sera, Mister Northman...Volevo dire, Eric." Tirò un po' su il mento. "Che sorpresa".
Eric sorrise pigramente, gurdandola negli occhi. "Buona Sera* Sibilla. Spero una sorpresa gradita".
"Non dovevi telefonarmi?"
Eric alzò un sopracciglio "Sono venuto di persona" precisò, quasi stupito, calcando il "di persona" con un tono che sottolineava qualcosa di speciale.
"Uhm".
Sibilla lo guardava, calma. Eric guardò un'attimo la tazza, poi tornò con lo sguardo a lei.
"E a cosa devo l'onore?" chiese infine lei.
"Non mi inviti ad entrare?"
Sibilla sorrise leggermente, scuotendo la testa.
"O no, credo proprio di no"
Eric piegò la testa in avanti, assumendo un'aria di superiorità e guardandola dall'alto verso il basso.
"Magari potrei...Indurti a farmi entrare"
Sibilla non distolse gli occhi da quelli di Eric, il viso rilassato.
"Magari protesti" rispose, pacata.
Eric sollevò un sopracciglio.
"...E magari tu hai qualcosa addosso che potrebbe impedirmelo."
Sibilla sorrise, genuinamente, e fu come se una luce calda si fosse accesa all'improvviso.
" E tu sei un vampiro molto sveglio!" fece una pausa, guardandolo, tranquilla. " Questa non è casa mia, ma, come di sicuro saprai è la Casa di Clarisse e lei non c'è. Non posso assolutamente invitarti senza la sua presenza o quanto meno il suo permesso. Scusami" aggiunse, con sincerità.
Dopo un secondo, Eric annuì leggermente.
"Bene. Allora parliamo qui?" domandò, senza scomporsi.
Sibilla accennò con la testa dietro di se "C'è un portico, sul retro".
Eric annuì e quando Sibilla chiuse la porta, lui era già sparito. La ragazza riattraversò l'ingresso e la Cucina, poggiando la tazza sul tavolo. Fece un giro su se stessa e si diresse all'uscita posteriore.
Aprì la porta del portico e lui era lì. Si fronteggiarono per qualche secondo, poi Sibilla mosse un passo, uscendo all'esterno. Fece un gesto con la mano alle poltrone.
"Prego, vuoi sederti?"
Eric si voltò, raggiungendo una poltroncina e sedendosi, allungando le braccia sui braccioli, a gambe divaricate. Sibilla si avvicinò ad una poltrona, la prese per lo schienale e la sistemò in modo da trovarsi in parte a fronteggiare Eric, in parte ad avere una visione dell' esterno. Si sedette, poggiando la schiena e raccolse le gambe sulla poltrona. Indugio per un attimo ad osservare il panorama, poi voltò la testa verso Eric, in cortese attesa. Lui la fissava. 
"Allora...Volevi parlarmi?"
Lui annuì, osservandola dritto per qualche secondo ancora, prima di parlare.
"Hallow"
Sibilla si irrigidì.
"E' tornata?"
Eric scosse la testa "No...Non ancora. Ma anch'io, come te, penso che tornerà. Credo sia il caso di...Organizzare le cose".
Sibilla annuì "Bene". E attese, educata.
Eric la fissava, impertubabile.
Sibilla si umettò le labbra "Avevi...Hai dei piani?"
Eric sollevò un soppracciglio "Tu li hai?"
Stavolta fu il turno di Sibilla di incarnare un sopracciglio."Bhe, sei tu il vampiro millenario, immagino che a tattica te la cavi meglio di me."
"Oh, ma sembravi molto sicura di te l'altra sera, piccola Strega", disse Eric, accenando un sorrisetto.
Sibilla socchiuse appena lo sguardo. "Sono una brava Strega." Disse, calma e ferma. Nel silenzio che seguì, si voltò a guardare il panorama, silenzioso, ma in realtà vivo. Il voltò si rilassò e la ragazza chiuse gli occhi per un secondo, riaprendoli con lentezza. Lo sguardo di Eric era ancora fissò su di lei, ma ora lei sembrava non farci caso.
"Quanti anni hai?" chiese Eric lievemente inclinando la testa di lato.
Sibilla aggrottò le soppracciglia. "Trenta."
"Sei una Strega da molto?"
Sibilla tirò su le spalle guardando Eric. "D'accordo. Hai una proposta da farmi?"
Eric sorrise, sensuale, si piegò lentamente in avanti, sporgendosi verso Sibilla e poggiando i gomiti sulle ginocchia.
"Vorresti?"
Sibilla sorrise serafica "Non in questa vita."
"Oh, ci conosciamo da così poco e già avanzi pretese di voler essere trasformata?" Ribattè Eric con un aria fintamente sorpresa e innocente.
Sibilla fece una sformia e suo malgrado un piccolo sorriso, tornando a guarare davanti a se.
"Il tuo cuore batte veloce, piccola Strega." Mormorò Eric con voce carezzevole. "Hai un buon odore sai?", rincarò, all'improvviso e allungando una mano, le accarezzò leggermente con le dita un ginocchio.
Sibilla si voltò velocemente verso Eric, spazientita."D'accordo Mister, così non ne uscimo. Per favore, vorresti togliere la mano?" chiese pacata ma ferma.
Eric esitò qualche secondo, guardando Sibilla negli occhi. Lei lo guardava con dignitosa calma.
Lentamente, Eric staccò la mano, un dito per volta, tirandosi un po' in dietro.
Al termine dell'operazione, Sibilla riprese. "Grazie.* Bene, parlavamo di Hallow. Il mio piano è questo: trovarla e metterla fuori gioco. Lei e suo fratello. E dispedere i suoi adepti."
"Intendi ucciderla?" Chiese Eric, con lo stesso tono che avrebbe usato per chiederle se voleva un caffè.
Sibilla esitò un secondo. "Se sarà necessario".
"Ma preferiresti evitarlo".
Lei si sporse in avanti e lo guardò ferma. "Io non amo uccidere. Per me la Vita è Sacra. Ma , se sarà necessario, sì, lo farò. La ucciderò. La Morte fa parte della Vita. La Natura da la Vita e la toglie. E' l'Eterno Ciclo. Nascita, Morte, Rinascita. Se il tempo di Hallow è giunto, allora io adempirò al volere della Dea ."
Eric sorrise leggermente, un sorriso quasi gentile. "La Grande Madre".
Sibilla annuì, con l'aria di chi è consapevole di se e di cosa fa.
Eric annuì con decisione.
"Bene. Allora è deciso."
Sibilla lo guardò confusa "Deciso cosa?"
"Che Hallow morirà". Ripose, impassibile.
Sibilla sbattè le palpebre.
"Credo che la cosa migliore sarà che io vada all'attacco e tu le impedisca di incantarmi" riprese lui con una lieve alzata di spalle.
"Bene..." riprese Sibilla guardandolo di sbiego "...E...Come intendi arrivare da qui, al tu che la attacchi e io che ti...Riproteggo?" sottolineò con un sorriso.
Eric sorrise di rimando "Ti piace dirlo è."
Sibilla rise gioviale "Touchè"
Eric sorideva ancora."Infondo, già te ne devo una."
Sibilla fece una lieve alzata di spalle.
"Attirarla nel mio locale no vero?"
Sibilla scosse la testa.
"Non credo che ci verrà più, non di persona. Ma ritengo opportuno che ti procuri delle protezioni per il locale. Tutti gli incantesimi protettivi canonici . E magari anche qualcuno supplementare."
Eric annui "Bene. In quanto tempo puoi farlo? Ti servirà molto materiale immagino. Dimmi la cifra."
Sibilla sbattè le palpebre "La cifra?"
Eric annui "Anche approssimativa. E naturalmente quella del tuo compenso per la mano d'opera."
"Vuoi che lo faccia io?" chiese lei stupita.
"Certo. Ho le prove che sai il fatto tuo e sai esattamente cosa aspettarti e da chi. Direi che sei la scelta migliore."
"Io sono costosta Mister!" rise Sibilla, scherzando.
"Certo, le migliori lo sono sempre" sottolineò lui con un sorrissetto.
"Anche se non so dire buona sera in...Norvegese?" disse lei con un sorriso.
"Svedese."Corresse lui
"Uh."
"Dunque..." Sibilla socchiuse gli occhi, rilfettendo, sfocandolo lo sguardo "le aree sono il locale in se, il retro, gli uffici, il magazzino...Ci sono altri posti?"
Eric annui lentamente.
"C'è uno...Scantinato."
Sibbilla annui "E uno scantinato, d'accordo."
Eric fece il vagare lo sguardo qua e là. 
Sibilla socchiuse gli occhi.
"Ce qualcos'altro?"
Eric la guardò scuotendo il capo con aria innocente."No no."
"Bene" riprese lei "fatto questo poi..."
"...Poi dovremo escogitare una trappola." Disse lui guardandola.
"Qualcosa che la faccia uscire allo scoperto" proseguì lei.
"Un un posto preciso."
"...E prenderla."
"Eliminarla."
"Quello che è." Concluse Sibilla fissandolo.
"D'accordo."
"Serviranno informazioni per questo. Non so come è la...Rete locale..."
Eric alzò una mano "A quello ci penso io. Sono lo Sceriffo."
"Sì lo so" rispose Sibilla sorridendo lievemente.
"E anche uno dei vampiri più...Desiderati" e sorrise apertamente, un sorriso smagliante.
Sibilla imitò il suo sorriso"...E dei più... pericolosì." disse lei imitandone il tono.
Eric sorrise come un gatto davanti ad un topo.
"Male che vada, c'è sempre il glamour."
"Già"
"Non con te." Sottolineò lui.
"Solo perchè non funzionerebbe!"
Eric sorrise.
"Nella mia esperienza alcune di voi sono immuni alcune no. Certo, quelle potenti lo sono tutte. Come fate?"
Sibilla si limitò a sorridere. Poi, si fece pensierosa e seria. "Un' ultima cosa" riprese, dopo un lungo silenzio. 
"Sì?"chiese Eric
"C'è qualcosa che Hallow ha e che io voglio. Quando sarà tutto finito, sarà mio. Ho la tua parola di Sceriffo?"
Eric inclinò appena la testa "Di che si tratta?"
"Niente che possa nuocere o ledere te o la comunità vampirica. Ho la tua parola di Sceriffo?"
Eric restò in silenzio per lunghi secondi, osservando Sibilla dritta in volto. Lei era calma ed impassibile e ricambiava il suo sguardo. 
Il vampiro annuì.
"Hai la mia parola."
Sibilla inspirò, espirando sonoramente ed annuendo. "Ti ringrazio".
"Bene siamo d'accordo allora. Ti vedrò domani al Fangtasia."
Sibilla inarco un sopracciglio.
"Naturalmente se non hai altri impegni." Si affrettò ad aggiungere Eric con tono di falsa considerazione.
Sibilla alzò gli occhi al cielo. "Ci sarò...Vikingo."
Eric sorrise amichevole e sensuale "Sì, lo sono"
"Non avevo dubbi..." mormorò Sibilla, guardandolo.
"Buona notte* Sibilla" disse ancora seduto, e fece per alzarsi. Ma lei non lo stava imitando.
Sibilla aveva lo sguardo leggermente sfocato. Sorrise, dopo un secondo.
"Buana sera Clarisse, bentornata." disse, voltando la testa verso l'entrata posteriore chiusa solo con la zanzariera , dietro la quale stava la bella mulatta.
Eric voltò di scatto la testa e inquadrò Clarisse, l'espressione seria e concentrata.
"Ciao Sibby. Buona sera Mister Northman."
Eric si voltò verso Sibilla, che ora si stava alzando. Si alzò anche lui senza smettere di fissarla, leggermente serio.
Lei sorrise bonaria.
"...Tu il glamour come lo fai?" mormorò, piano, tranquilla, inclinando la bella testa castana verso di lui e guardandolo da sotto in su.
"Buona notte* Eric. Anzi, buona nottata. A domani."
Eric resto immobile davanti a  lei per qualche secondo, poi fece un cenno col capo.
"Buona notte."
Si voltò verso Clarisse e fece un cenno. Poi si girò verso l'esterno, un paio di passi ed era sparito.
Clarisse uscì sul portico raggiungendo Sibilla, lievemente ansiosa.
"Stai bene?"
"Si sto bene Clare." Sorrise. "Entriamo, ti racconto tutto."
 

*In Italiano.

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V - Intervista col Vampiro

Apr. 20th, 2010 | 03:57 pm
location: Italy
mood: disappointeddisappointed
music: Enjoy the Silence 2004 - Depeche Mode

 Sibilla espirò rumorosamente. Guardava dritto verso Eric, ma ogni bellicosità sembrava averla abbandonata. Ora era calma e sembrava anche un po stanca. Clarisse poggio un gomito sul bracciolo del divano, portando la mano a toccarsi la guancia. Andò spostò gli occhi dall'uno all'altra, ma non disse nulla. Sibilla voltò la testa verso di lei, la guardò brevemente ma con intensità e poi si voltò di nuovo verso il vampiro.
“Non crede Mister Northman, che anche io potrei rivolgere a lei la stessa domanda?” chiese, tranquillamente. Poi alzò una mano facendo un gesto vago, come a voler prevenire obbiezioni.
“Come le ha già detto la mia amica Clarisse, il mio nome è Sibilla e noi siamo Streghe. Che ci facciamo qui? Niente a che fare con lei, glelo assicuro. Cercavamo la ragazza che se l'è svignata. Tutto il resto è stato...Una sorpresa anche per noi.”
“Perché vi interessa?” chiese Eric, con fare autoritario .
Sibilla inarcò un sopracciglio, ma non si scompose minimamente. “Perché lei interessa a loro, Mister?”
“Qui le domande le faccio io” disse Eric con aria superiore, come se fosse scontato che loro dovessero dare delle spiegazioni a lui, come un maestro con le scolarette.
Sibilla guardava il vampiro con evidente disincanto e noncuranza. Scosse la testa con un lieve fastidio. “Vampiri”, mormorò, in italiano.
Clarisse le lanciò una occhiata e poi guardò Eric .
“Mister Northman. Siamo consapevoli che questo è il suo territorio, ma se me lo permette, vorrei farle notare alcune cose. Primo: Sibilla l'ha salvata. L'ha salvata sul serio, nel vero senso della parola e mi creda, la morte non è necessariamente il male peggiore quando si ha a che fare con la Stregoneria” e fece una pausa guardando dritto Eric, accertandosi che lui avesse recepito.
Poi continuò “secondo eravamo qui per la ragazza perché sappiano che lei...Ed altri stanno assumendo degli atteggiamenti che la Comunità Magica non approva assolutamente. Ora, ripeto, capisco che questo è il suo locale ed il suo ufficio, ma lei sta trattando me e la mia compagna come se fossimo intrusi male intenzionati o che le devono qualcosa.”
Clarisse socchiuse lo sguardo.”Quando, in ultima analisi, lei e la sua...Compagna,”marcò, lanciando uno sguardo a Pam “siete in difetto con Sibby e me” concluse, il tutto con i suoi abituali modi signorili.

Sibilla non aveva parlato né guardato nessuno mentre Clarisse si spiegava. Aveva intrecciato le mani e sembrava riflettere.
“Giochiamo a carte scoperte vuole?”
Eric tornò a guardarla, assumendo una espressione lievemente ironica e annuì.
“La ragazzetta insignificante non ci interessava di per se. Siamo sulle tracce del capo della sua Congrega, una Strega Mannara che si fa chiamare Hallow. Il piano era di venire qui e osservare, raccogliere informazioni e poi elaborare una strategia, se mai. Uno scontro diretto non era in previsione. Certo siamo venute preparate perché non siamo delle sprovvedute e sappiamo che le cose hanno la tendenza a...Degenerare senza preavviso.”
“Ora” lanciò uno sguardo a Clarisse “siamo sorprese che la ragazza, e quindi in realtà Hallow, abbia a che spartire personalmente con lei, evidentemente di più che per un Drink. Per qualcosa che, vista la reazione e l'incantesimo preparato a posta contro di lei, non è disposto a concedere. Vado bene fino a qui?”
Eric si limitò a fissarla. Sibilla continò.
“Forse se lei lasciasse per un attimo la posa del vampiro misterioso immerso in loschi traffici che io neanche immagino, ma mi creda magari non tutti ma un paio li immagino e come, e mi dicesse come stanno le cose, forse scopriremmo che potremmo esserci di aiuto a vicenda, o io essere di aiuto a lei...Di nuovo.” puntualizzò, fissando Eric, ma in lei non c'era ne un briciolo di presunzione o di arroganza. Erano dati di fatto.

Eric la guardò attentamente per lungo tempo nel quale Sibilla distolse gli occhi,mantenendo un atteggiamento fermo e totalmente privo di sfida.
Pam osservava le due Streghe concentrata ed attenta. Clarisse si grattò delicatamente una tempia, guardando davanti a se il buco nella parete che il suo incantesimo aveva fatto.
“Qualche giorno fa, la mannara, Hallow e suo fratello si sono presentati qui.” iniziò Eric, scoprendo appena i denti “Mi hanno detto chi erano e hanno preteso la metà dei miei guadagni”.
Sibilla e Clarisse ascoltavano in silenzio.
“Stasera, la strega minore è venuta con una proposta alternativa che...” Eric socchiuse appena gli occhi e Sibilla che lo fissava increspò le labbra in un lieve sorriso “che lei non gradito più della prima.”
Eric la fissò di rimando e annui rapidamente.
Per qualche minuti nessuno parlò. Pam assunse una espressione severa incrociando le braccia. Sibilla aveva lo sguardo concentrato nel vuoto, le ciglia aggrottate e Clarisse si passò un dito sopra le labbra, pensosa. Eric guardava entrambe le streghe, ma la sua postura era meno tesa, per quanto questo fosse possibile.
“Come mai questo locale non ha protezioni?” domandò Clarisse
“Sì vero questo locale non ha protezioni l'ho notato...” confermò Sibilla guardandola “e l'ho trovato strano le bettole di questo genere a casa mia ce l'hanno tutte o non durerebbero una settimana. Cioè volevo dire, i Bar.” si affrettò ad aggiungere, voltandosi verso Eric.
“Il mio locale non è una bettola. E' un locale alla moda” precisò Eric.
“Certo, mi scusi” aggiunse Sibilla fissando Eric contrita
“Non...Non credevo che ce ne fosse bisogno” spiegò lui.
Sibilla annui, ma dopo qualche secondo inclinò la testa di lato ed un lieve sorriso sornione fece capolino sulle labbra “perché questo è un locale allo scoperto e sul piatto della bilancia tra 'pagare la protezione dal mondo sovrannaturale per stare tranquilli', ovvero spendere molti soldi e 'questo è un locale legale alla luce del sole per turisti umani a cui tale protezione non dovrebbe servire meglio tenersi i soldi' ha vinto il secondo.”
Eric la fissò freddo.
Sibilla gli sorrise candida.
“Non credeva che si sarebbero presi il disturbo ed ha preferito risparmiare i soldi” rincarò scuotendo il capo, quasi divertita “non è stata una mossa furba, considerando che lei non è nato ieri.
Ad ogni modo” guardò Clarisse e poi tornò a fissare Eric.
“Bene. Riassumiamo la situazione: questa strega mannara, Hallow e la sua combriccola, danno fastidio ad entrambi. A Voi perché vogliono estorcervi il pizzo, a noi perché come molti altri nella Comunità Magica non approviamo assolutamente i loro metodi né i pericoli a cui potrebbero esporre noi tutti con il loro comportamento sconsiderato. Quindi...Suggerirei di allearci contro il nemico comune. Hallow è interessata a lei...”
“Quindi sono una buona esca” indovinò Eric impassibile.
“Quindi tornerà in ogni caso, visto che stavolta gli è andata male” rispose Sibilla sullo stesso tono.
“Noi siamo disposte a fermare Hallow. E non vogliamo neanche il pizzo da lei” inclinò la testa di lato “ma il suo aiuto sì. Inoltre” puntualizzò fissandolo “Lei ha un grosso debito con ME.”

Eric non aveva una espressione amichevole,ma non disse nulla.
Sibilla si alzò e Clarisse la seguì. Infilò una mano in tasca ma si affrettò ad alzare l'altra quando notò che Pam aveva sciolto le braccia allarmandosi. Tirò fuori un pezzetto di carta.
“Ha una penna da prestarmi?”
Pam raccolse una penna da terra e glela passò
Sibilla scrisse qualcosa e passo il foglietto ad Eric.
“Questo è il mio numero di cellulare. Ci pensi su, Mister Northman.”
“Eric” la interruppe lui con un sorriso sensuale “Ed io posso chiamarti Sibby?”
“Non credo proprio.” Lo guardò piegando la testa in avanti. Sospirò leggermente “Eric. Puoi chiamarmi Sibilla” concesse “ma non esagerare. E pensa in fretta. L'offerta non sarà valida per sempre. Ed io troverò Hallow in ogni caso...Prima o poi.”
E con queste parole, si giro verso la porta seguita da Clarisse. Si fermo davanti a questa però, non sapendo bene come aprirla. Pam fu di fianco a loro in un attimo e scostò la porta con la naturalezza con cui l'aveva rimessa a posto. Sibilla varco la soglia ed usci senza guardarsi indietro.

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IV - Fuochi d'Artificio

Apr. 16th, 2010 | 03:23 pm
location: Italy
mood: cynicalcynical
music: Bad Romance - Lady GaGa

Sibilla e Clarisse entrarono nel Bar un minuto prima che la piccola strega brunetta si alzasse per raggiungere Eric. Sibilla ispirò e chiuse gli occhi, mentre Clarisse si guardava intorno. Lì riaprì lentamente e percorse il locale con lo sguardo. Puntò la piccoletta nel momento in cui questa spariva con Eric e Pam.
“Maledizione!”.

La piccola strega seguì Eric e Pam, infilando furtivamente una mano in tasca. Eric si diresse alla sua scrivania, mentre Pam, una volta entrata, si scostò al lato della porta, attese che la ragazza entrasse, richiuse e poi si posizionò con la schiena poggiata al battente e le braccia incrociate. La strega le lanciò una occhiata nervosa, poi con passi incerti si avvicinò ad Eric, restando comunque distante dalla scrivania. Fissò Eric umettandosi le labbra.
Lui la fissò di rimando. “Allora?Questa proposta alternativa?”
Lei inspirò profondamente, ed iniziò a parlare, come se lo avesse imparato a memoria: “la Signora vuole farti sapere che si accontenterà di solo un quinto del ricavato di tutti i tuoi introiti, invece della metà, se accetti di passare tutta una settimana con lei e di soddisfarla sessualmente quanto, come ed in tutto ciò che lei vorrà.”

Gli occhi di Eric si iniettarono di sangue e il suo volto trasfigurò, la frazione di secondo prima che compisse il balzo sovrannaturale per saltare addosso alla minuta strega. E ciò permise a lei di stringere il pugno nella tasca ed attivare l'incantesimo.
Un lampo di luce bianca divampò nello studio, espandendosi verso il vampiro, cambiando colore e avanzando a folle velocità nella sua direzione; il vichingo balzò indietro con rapidità invisibile per l'occhio umano, ma non abbastanza da sfuggire completamente alla magia.
Pam ringhiò, scattando accanto a Eric.
Ma proprio nel momento in cui il lampo esplodeva, la porta dell'ufficio di si abbatté a terra e Sibilla e Clarisse scattarono all'interno.
Sibilla si precipitò verso Eric gridando in una strana lingua, infilò la mano nella tasca e lanciò verso la luce un cristallo che sembrò accendersi ed esplodere a contatto con essa, che si cristallizzò, per uno o due secondi, in uno assurdo caleidoscopio di colori.
Sibilla non si curò più né della luce né dell'effetto del suo incantesimo: abbassò la testa, allungò le braccia e caricò Eric come avrebbe fatto un giocatore di football. Con le mani al volto lui strizzava gli occhi incespicando all'indietro nel tentativo di fuggire e lei riuscì a mandarlo a terra caricando con il tutto il suo peso, cadendo sopra di lui.
La luce di abbatté sulla parete come una esplosione di dinamite.

Appena dentro Clarisse si precipitò verso la strega, l'espressione furente e concentrata, gridò qualcosa in creolo, alzò la mano sinistra dritta davanti a sé, palmo aperto verso il suo obbiettivo e scagliò con l'altra mano qualcosa verso la ragazza, la quale però ebbe prontezza e si abbassò.
Il proiettile magico si abbatte con forza sul muro dietro di lei creando un piccolo cratere. Mentre Clarisse riprendeva a mormorare e ficcando una mano nella borsa fissava con fredda ferocia la sua avversaria, questa, rannicchiata completamente su se stessa strinse gli occhi, infilò qualcosa in bocca e lo spezzò con i denti. Sangue prese le uscirle a fiotti mentre il volto si sformò in un'espressione di sofferenza; abbracciò le proprie gambe con gli occhi stretti, una luce violetta accompagnata da un fischio si sprigionò dalla bocca sanguinante ed in un enorme lampo di luce viola elettrico, ci fu il silenzio: la ragazza era sparita nel nulla.

Clarisse abbasso le braccia, e voltò il capo verso Sibilla, che era sdraiata sopra il petto di Eric. La ragazza tese le braccia e sollevò il busto girandosi verso Clarisse.
“Non può essere lontana!”
Clarisse annuì e si voltò verso la porta. Sibilla fece per alzarsi completamente ma qualcosa la afferrò per le braccia sotto le spalle, una morsa di acciaio. Voltò il capo in giù, incontrando lo sguardo glaciale di Eric. Il pentagramma d'argento grande come una moneta sfuggi dalla camicetta, penzolando tra loro. Eric l'osservò per un secondo, per poi fissare i suoi occhi in quelli della strega.
“Chi sei donna?”
Sibilla inarcò un sopracciglio assumendo un aria snob. “Prego, non c'è di che.”
“E' italiana” sentenziò Pam, il cui sguardo andava da Sibilla a Clarisse. Quest'ultima si avvicinò, lentamente, di qualche passo, osservando la vampira che la seguiva con gli occhi, come un ghepardo pronto a scattare. La bella creola voltò con calma e regalità il capo verso Eric.
“Clarisse Boumont e lei” disse accennando alla ragazza ancora sdraiata sopra di lui “è Sibilla Monterosa. Siamo Streghe. E ti abbiamo appena salvato” concluse, calma,pacata e regale.

Poi tacque. Sembrava per nulla scossa o fuori posto, al contrario di Sibilla, la cui energia e frustrazione scaturiva da tutti i pori. Lanciò uno sguardo a Clarisse, prima di fissare Eric. “Sarebbe così gentile da lasciarmi, Mister?” disse con tutta la calma e l'educazione di cui fu capace.
Eric lasciò passare due secondi, poi, lentamente, aprì le mani. Sibilla scatto in piedi con un movimento fluido, incorciò lo sguardo con Clarisse e si diresse a passo di carica verso la porta, che però fu sbarrata da Pam. Sibilla di fermò, sospirando di frustrazione e si passò una mano tra i ciuffi di capelli mentre Clarisse, con espressione rassegnata le si affiancava.
“Prego Signore. Dove andate con questa fretta?Non mi avete lasciato il tempo di presentarmi, ne di offrirvi da bere”, disse una voce fredda dietro di lei.
Sibilla si voltò, per nulla impressionata. Ma dovette alzare la testa per incontrare lo sguardo di Eric, molto più alto di lei, con Clarisse alla sua destra.
“Presumo lei sia Mister Eric Northman. E già, ha ragione, non c'è nessuna fretta. Visto il suo premuroso modo di mostrare gratitudine e la sua per niente banale conversazione, a quest'ora la moretta sarà lontana” e sorrise, fredda e serafica.
Eric inarcò il sopracciglio, fissandola in silenzio, al che lei riprese, sforzandosi di essere paziente “ l'incantesimo di traslocazione che la ragazza ha fatto, primo non era tutto suo, secondo può coprire distanze brevi: si sarà trasportata qui intorno. Ma certo, ora non conta più, perché sicuramente avrà avuto qualcuno ad aspettarla e certamente se la saranno svignata a tutta velocità.”
Eric continuava a fissarla.
Sibilla sospirò, stringendo la radice del naso tra il pollice e l'indice della mano destra; Clarisse le posò una mano sul braccio e Pam al fine si girò abbracciando l'ufficio con lo sguardo.
“Chiedo scusa”.
Sibilla alzo la testa di scatto e spostò la mano fissando Eric, che la fissava a sua volta.
“Eric” disse Pam. Lui la guardò e seguendo il suo sguardo vide che parecchie teste facevano capolino, anche se in lontananza, nella cornice della porta, nonostante il personale si fosse premurato di tenere tutti lontani e cercare di distrarli. Fece un gesto e Pam, con grazia, andò verso la porta, la raccolse e la posizionò incastrandola tranquillamente come se non fosse mai stata scardinata. Eric tornò a guardare Sibilla.
“Dicevo, chiedo scusa per la scarsa ospitalità, Signore. Per favore, sedetevi” disse indicando il divano. Clarisse e Sibilla si scambiarono uno sguardo. “Ah e...Grazie”. Disse fissando Sibilla, ed inclinando la testa di lato, con un lieve sorriso sulle labbra. La ragazza guardò il divano, poi Clarisse e annuì. Entrambe si diressero verso di esso.
Eric era davanti a loro con una sedia in mano, attese che le due si sedettero e poi prese posto di fronte a loro, gambe divaricate, gomiti posati sulle ginocchia e mani incrociate. Clarisse sedeva eretta e composta, Sibilla con le gambe aggraziatamente accavallate e le mani incrociate sul ginocchio. Pam si posizionò alle spalle di Eric.
“Che diavolo è questa storia?”

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III - Incontro al Crocevia

Apr. 4th, 2010 | 05:00 pm
location: Italy
mood: confusedconfused

Nota: questo capitolo è un po più corto dei primi due, ma scrivendo questa parte mi è venuta più lunga di quello che pensavo, perciò ho deciso di spezzarla in due e fare due capitoli più brevi, piuttosto che un unico malloppo. Buona lettura.
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Jerome girò la chiave nella toppa del grande portone ed entrò in casa con un sospiro di sollievo.

Mosse qualche passo all'interno del vasto ingresso, chiuse il battente e gettò le chiavi nel vassoio di bronzo sullo stretto tavolinetto sotto lo specchio sfilando il borsone oltre la testa, senza smettere di camminare.

Andò verso la cucina ben illuminata, attratto dai rumori, iniziando un piccolo sorriso che però, al varcare della soglia, si trasformò in una espressione perplessa. La vasta cucina rustica era in un “ordinato disordine”: diverse pentole sul fuoco, “ingradienti” come erbe, pietre minerali ed altre cose erano sparsi in giro, come gli utensili di varissimo tipo. Sua zia, Madame Clarisse, stava appunto togliendo delle pentole sporche dai fornelli ormai spenti, per posarle sul piano di lavoro, più sicuro.

Su due sedie erano poggiate due borse, dentro le quali la Strega italiana, Sibilla, stava sistemando apparentemente secondo un ordine a lei conosciuto alcuni sacchetti, alcune scatoline, qualcosa che sembravano essere dei talismani e dei sigilli dipinti su pergamene.

Tornò a guardare sua zia, osservando l'ordinata fascia rossa che questa portava tra i capelli, la bellissima casacca rossa dall'area comoda come i pantaloni rosso bordeaux e le scarpe d cuoio che indossava; poi tornò a guardare Sibilla, che esibiva un bel look total black, con stivali fini ma borchiati, pantaloni neri con tasche rifinite da piccoli chiodini di un qualche metallo, un giubbotto nero con varie zip, sotto il quale spuntava una camicetta nera ricamata stile Regina Vittoria. Aveva i bei capelli castani raccolti in un morbido chignon sopra la nuca che lasciava liberi i ciuffi che le incorniciavano il viso. Le due donne lo avevano appena salutato, con dei cenni, al suo ingresso. Tornò a guardare sua zia, serio.

“State andando da qualche parte?”

 

Eric Northman comparve nel vano dell'entrata che i dipendenti usavo per passare dal retro nel bar, riempiendola tutta e Ginger, la svampita cameriera bionda, non poté evitare di restare per qualche attimo imbambolata in contemplazione, per l'ennessima volta.

 I capelli biondi perfettamente pettinati e gli occhi azzurri evidenziavano la bellezza dello svedese millenario che la fine e semplice camicia nera, con due bottoni sbottonati,sottolineava, unita ai pantaloni neri di sartoria che ben aderivano alle cosce di marmo.

Eric sembrava avere la solita area annoiata, quando si guardò intorno. Eppure c'era qualcuno che lo fissava dal bancone, una ragazza dall'apparenza normale e comune, che non lo guardava come avrebbe fatto una vampirofila, teneva le gambe serrate con i piedi stretti allo sgabello, le braccia attaccate al corpo, la testa leggermente incassata, le labbra strette ed emetteva respiri rapidi e superficiali .Sembrava trattenere a stento la paura di lui eppure, continuava a fissarlo.

Pam comparve al fianco di Eric, per quella sera vestita di rosso.

La ragazza minuta si alzò, senza smettere di guardarlo e camminando con sufficiente calma e dignità si avvicinò a Eric, mentre i due vampiri la fissavano. A circa un metro e mezzo di distanza si fermò e parlo con voce sufficientemente ferma.

“Mister Northman...Sceriffo?”

Eric si limitò ad alzare un sopracciglio...Mentre lo sguardo gli andava sull'amuleto d'argento che la ragazza portava al collo.

“Sono...Mi...Mi manda il mio capo, Hallow”

Lo guardo di Eric si indurì ancora, ove ciò fosse possibile, mentre non staccava gli occhi dalla ragazza, che iniziando visibilmente a cedere al nervosismo si affrettò ad aggiungere: “Ho una proposta...Alternativa da farti”.

 

Jerome parcheggiò poco lontano dall’appariscente ingresso del Fangtasia. Sua zia Clarisse scese con grazia dal sedile accanto al suo, nello stesso momento di Sibilla, che stava seduta dietro. Le due donne si affiancarono, guardando entrambe l'accesso al locale. Jerome rimase in silenzio.

“Aspettaci qui Jerome” disse Madame Clarisse e dopo uno scambio di sguardi determinati con Sibilla, le due donne si mossero all'unisono verso l'entrata. La fila era piuttosto lunga. Sibilla lanciò uno sguardo di sbiego a Clarisse, la quale annuì ed iniziò a mormorare qualcosa.

Sibilla sembrò non curarsene perché con andatura aggraziata si portò proprio di fronte al cordone di accesso saltando a piè pari la fila, sempre con Clarisse al suo fianco. Osservò con fissa intensità per qualche secondo il buttafuori, stringendo gli occhi, per poi rilassarli.

“A chi tocca adesso?”

“E' il nostro turno” rispose, calma e decisa la bella italiana, guardando l’energumeno.

Lui le guardò entrambe per due o tre secondi, sbattendo le palpebre.

Poi annui.

 “Certo. Prego entrate” e sollevò il cordone rosso.

Jerome vide le due donne scomparire dentro il Fangtasia.

 

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II - La Strada fino ad ora

Mar. 24th, 2010 | 03:07 pm

Sibilla inspirò profondamente l'aria dolce della notte, che trasportava odori selvatici di terra e piante. Ritta al limite della veranda posteriore della bella casa di Madame Clarisse, si strinse appena addosso lo scialle di maglia nero, lo sguardo perso nel vuoto; non si accorse del ragazzo che l'aveva raggiunta e  affiancata anche perché lui, educatamente, aspettò di essere notato. Infine la ragazza sembrò riprendersi e un'espressione sorpresa le comparve sul viso. Sorrise. Il ragazzo sorrise di rimando e le porse una tazza di infuso “la zia ti manda questa”. 

La giovane Strega la prese automaticamente e poi lanciò una occhiata dietro di se alla porta illuminata, mentre si voltava per trovarsi di fronte a lui “Grazie Jerome...Ma lei non viene? Mi ha detto di aspettarla qui.” Jerome annui “Sì sì, lei sta arrivando con il resto” disse indicando con il pollice alla sue spalle “ma mi ha chiesto intanto di portati la tazza” e alzo le spalle, tranquillo, raggiungendo una delle poltroncine da giardino “vogliamo sederci, intanto?”.

Sibilla annuii e andò a sedersi accanto a Jerome, attenta a non far cadere la tazza. La portò alle labbra; il liquido era tiepido e lei lo assaggiò un poco. Inclinò la testa di lato, saggiandone il sapore. In quel momento, Madame Clarisse comparve, oltrepassando la porta e reggendo il mano il vassoio in equilibrio; Sibilla accenno ad alzarsi per aiutarla, ma Madame poggiò il vassoio, le sorrise e si sedette anche lei, formando una specie di circolo con i due ragazzi. “Ti piace l'infuso cherie?” L'altra annui “sì,grazie” e bevve un'altro po di infuso, mentre Madame Clarisse portava alle labbra la sua tazza. Per qualche minuto nessuno parlò. Poi Clarisse allontanò la tazza e guardò direttamente Sibilla. “Bene. Come saprai in seguito alle mie chiacchierate con Rosalia, ho raccolto informazioni in giro...Il che non è stato troppo difficile, perché i due non si nascono affatto.” Disse indurendosi in volto “si tratta di fratello e sorella, Marnie e Mark Stonebrook, anche se lei si fa chiamare Hallow...Entrambi mannari e Streghe.” 

“Già è incredibile che siano fratelli ed entrambi mannari” disse Sibilla con espressione assorta “che siano entrambi Praticanti delle Arti Magiche poi...” scosse il capo “pazzesco...Ma che fossero mannari era senza possibilità di errore i nostri mannari li hanno fiutati.” 

Fece una pausa sorbendo l'infuso, poi fissò Madame Clarisse “ e hanno il manufatto. Me lo conferma?” Clarisse si appoggiò all'indietro sullo schienale reggendo la tazza con entrambe le mani. “Di questo non ho potuto avere notizie certe. Nessuno lo ha visto...Nessuno a potuto avvicinarsi abbastanza. Ad ogni modo, stanno radunando proseliti, stanno cercando di formare una potente Congrega sottomettendo tutte le Streghe e gli Stregoni, nonché gli Wiccan, di quest'area della Louisiana.” 

Sibilla fece una smorfia “se è bagnato c'è stata l'acqua.” Clarisse annui. “E chi non ha la sua famiglia come gruppo o una sua propria Congrega forte...” Inspirò grevemente guardando Sibilla.

“Non possiamo permetterlo. Non so cosa abbia in testa questa stupida mannara.” disse con disprezzo “ma la gente non sa di noi, non ufficialmente...Sappiamo tutti cosa è accaduto quando l'esistenza di noi Sorcières era nota no? Non possiamo esporci. A noi non andrebbe bene come ai vampiri. Se creerà una congrega come quelle antiche...” “qualcuno mangerà la foglia e scatenerà una Caccia alla Streghe...Ancora una volta” finì seria Sibilla per lei. “No, non possiamo permetterlo” Clarisse la guardò con la stessa gravità ed intesa. “E non lo permetteremo”. Sibilla terminò di bere l'infuso e si allungo a poggiare la tazza sul vassoio. Jerome guardava alternativamente le due donne, bevendo il suo infuso. Madame Clarisse ingoiò l'ultimo sorso, si sporse in avanti anche lei per poggiare la tazza e fissò Sibilla.

“Dobbiamo riprendere il manufatto...E distruggere i due mannari”.

 

Eric si sedette sulla sua poltrona infastidito. Non invitò i mannari ad accomodarsi, ne parlò. Pam chiuse la porta, posizionandosi alle spalle dei due.

Hallow, per un minuto, sembrò mostrare nervosismo. Ma poi l'aria baldanzosa tornò, nella luce di arroganza smisurata negli occhi. Mark piuttosto, faceva schizzare gli occhi qua e là, e passo le mani sui pantaloni.

Eric non accennava ad aprire bocca.

Hallow alzò la testa e si avvicinò un po a Eric, tirando su il mento. L'amuleto d'argento che portava al collo catturò un po della poca luce dell'ufficio.

“Io sono una Strega” disse, con l'aria di chi si sta dando un tono e una pausa ad effetto. 

Eric non parlò. 

Hallow fece un'altro passo. “E una donna d'affari” tirò ancora su il mento “ come te...Che sei davvero bravo a fare soldi, lasciamelo dire” sorrise lasciva. “Ma lo sono anche io e credo che una nostra...Uh...Collaborazione potrebbe giovare ad entrambi” argomentò dirigendo un sorriso splendente al vampiro.

“E quanto mi costerebbe questa collaborazione?” chiese Eric, senza smettere mai di guardarla negli occhi.

Hallow alzò una mano e così suo fratello. Entrambi reggevano quello che sembrava un disco di legno sottile, inciso con dei simboli, in due pezzi e una parte centrale che sembrava contenere qualcosa di colorato.

Prolungò la pausa ad effetto guardando Eric...Era chiaro che volesse che lui registrasse la cosa.

“La metà di tutti i tuoi guadagni. O” disse, allungando la “o”, per non essere interrotta “Maledirò  il tuo lavoro, farò andare a male le bevande, indurrò i tuoi clienti a farsi male sulla pista da ballo e poi farti causa, per non parlare di quello che posso fare all'impianto idraulico.”

Un silenzio glaciale ed immobile gravò nella stanza mentre Hallow e Eric si fissavano in un crescendo carico di tensione. Poi Hallow accennò col capo, rompendo la magia.

“Pensaci, Eric...Ritornerò a trovarti.”

Disse con un sorriso millefluo. Lentamente si girò e a passi regolari raggiunse la porta, sbarrata da Pam. Mark l'aveva seguita girandosi veloce, per poi rallentare l'andatura e raggiungere la sorella, fermandosi, non prima di aver lanciato una occhiata alle sue spalle stringendo bene il disco, con i muscoli del braccio che si tendevano.

Hallow fissò Pam serafica e senza smettere di sorridere. Pam la guardò con furia omicida negli occhi. Ma dopo un secondo, molto lentamente e contro voglia si spostò. 

Hallow si voltò leggermente verso Eric, sorridendo. “A presto...Vikingo” dando un tono lascivo all'appellativo, prima di marciare fuori dalla porta seguita a ruota dal fratello, guadagnando l'uscita. E si guardò bene dal fermarsi quando il rumore di un tonfo secco e violento la raggiunse.

Eric aveva spaccato in due la sua scrivania con un colpo.

 

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I - Benvenuti in America

Mar. 21st, 2010 | 05:08 pm

AVVERTENZA: Questa è una fan fiction ambientata nel mondo del telefilm "True Blood". Contiene spoiler del 4 libro di Charline Harris. Non è scritta a scopo di lucro i personaggi sono dei rispettivi autori ecc ecc.

Capitolo 1


Sibilla aprì la portiera del Taxi con un ultimo guizzo di energia.

Scese sospirando, con movimenti un po legati..Inspirò, espirando lentamente, si stiracchiò leggermente e sbatté le palpebre, disturbata dalla luce, guardandosi intorno.

Interruppe subito però quell'ispezione visiva; il tassista era sceso a sua volta e fatto il giro dell'enorme Taxi stava scaricando le sue valige. Si avvicinò più per cortesia che per aiutarlo, con quell'aria da zombie che aveva, ma cercò comunque di sorridere. Il gioviale tassista di colore le accennò comprensivo: “si dorme male in aereo eh?”

Sibilla annui, stavolta con un sorriso stanco ma sincerò. Indicò la grossa casa in stile coloniale davanti alla quale si erano fermati. “Se le va bene, vado a bussare per vedere se c'è qualcuno che può aiutarci” disse con quella sua voce modulata e gentile, solo lievemente accentata di italiano “visto la roba che mi sono portata dietro!”, aggiunse, accennando con il mento oltre al cofano stracolmo, alla roba che era stata accatastata sul sedile accanto a lei. Il vecchio tassista sembro pensarci un'attimo, valutando con lo sguardo la quantità di roba...E poi annui. “La aspetto qui, Madame”.

Con un cenno di assenso, Sibilla si avvicinò all'edificio, cercando di sciogliere i muscoli con passi energici e lanciando uno sguardo alla casa.

Si fermò davanti al portone e stava per suonare il campanello quando questo si aprì, rivelando una donna di colore, no, una mulatta, dai lineamenti particolari, attraenti ed il portamento di una regina, che le sorrise cortese. “Benvenue Petite. Ti aspettavamo” esordì. Poco dietro di lei comparve una ragazzo tra i 20 ed i 25 anni, di colore, di corporatura media. “Ben arrivata in America” proseguì la donna, poi fece un cenno al ragazzo che la sorpassò, per dirigersi all'esterno. Passando accanto a Sibilla accennò un sorriso al quale la ragazza rispose automaticamente e voltando il capo lo vide avvicinarsi all'autista. Si girò verso la regina nera “Grazie Madame...Lei è Madame Clarisse?” L'altra annuì “Sì cherie”. Sibilla sorrise e fece un rispettoso cenno con il capo, per poi voltarsi verso i due uomini alle prese con i suoi bagagli. “Se vuole scusarmi solo un minuto vado a pagare il tassista” ma l'altra faceva già cenno di no con la testa “No no, ci penserà mio nipote” e bloccò le proteste di Sibilla con una mano. “Vieni, entra...Sarai esausta. Prima di tutto dimmi” aggiunse, facendosi da parte e circondandola con un braccio quando la ragazza entrò “come sta la mia cara amica Rosalia?” Ed il portone di chiuse alle spalle delle due donne.


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Eric Northman si allungò sulla poltrona del suo ufficio, all'interno del suo bar, il Fangtasia. Passò le mani aperte dai pettorali all'ombelico, pigramente, come a voler stirare la camicia, per altro perfetta e incrociò le dita sopra la pancia, poggiando la nuca all'indietro. Avrebbe sospirato, probabilmente, se fosse stato umano. Chiuse gli occhi e non li riaprì né quando la sua creatura e compagna, la bellissima e bionda vampira Pam, prima entrò in un silenzio assoluto e poi parlò. “E' quasi ora” disse, con quella sua bella voce priva di qualunque emozione, sia che parlasse con il suo capo sia che elencasse la lista dei liquori. “L'ora solita in cui compari al bar” aggiunse poi, dopo un attimo di silenzio e annuendo impercettibilmente.

“Uhm” rispose Eric.

Pam, si voltò, fasciata nei sui abiti da pin up Dark, e sparì. Eric riaprì gli occhi e con una espressione annoiata si alzò, con la grazia di una Tigre, e l'ufficio fu vuoto.


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Hallow si voltò, appoggiando i gomiti al bancone, piegando il ginocchio e dondolandolo, con fare strafottente. Alta, slanciata e con una paio di spalle larghe quanto quelle di un uomo, in quella posizione riusciva a stare ben dritta, passò distrattamente una mano tra i suoi corti capelli castani, che facevano da contorno ad un volto privo di trucco. Accanto a lei suo fratello, con un braccio al bancone e girato verso di lei, con spalle ugualmente larghe, muscoloso all'inverosimile e con capelli ricci e castani lunghi fino alle spalle, il tutto contornato da barba e baffi lievemente rossici, bevve un sorso della sua birra occhieggiando il locale. Lanciò uno sguardo al trono e poi alla sorella. Inspirò ed aprì la bocca, come a voler dire qualcosa. Ma poi sembrò ripensarci e restò zitto, bevendo un'altro sorso di birra. A un tratto sua sorella si irrigidì leggermente, lui la guardò e vide che fissava con intensità un punto oltre lui. Si voltò un poco e lo scorse anche lui. Il trono kitch, nero e rialzato che era il fulcro del locale, non era più vuoto. Il Vampiro Sceriffo dell'Aria 5 e proprietario del Fangtasia ci sedeva sopra, a metà tra il mollemente adagiato ed il sovrano arrogante.

Eric Northman era arrivato, finalmente.


Hallow contemplò il vampiro biondo con un sorrissetto che si faceva via via più lascivo.

Lo sguardo calcolatore si socchiuse, la donna si staccò dal bancone e diete un colpetto col la mano al fratello, iniziando ad avanzare, sfrontata, verso Eric ed il trono senza ad aspettare di essere seguita.

Ma fu bloccata prima di arrivare.

Pam le si parò davanti, a qualche metro dal trono. Squadrò Hallow da capo a piedi, con palese disgusto.

“Cosa vuoi, cane?”, chiese, senza mezzi termini, non spostando lo sguardo dalla donna nemmeno quando il fratello di lei la affiancò.

Il “cane” sorrise. “Questo cane...Strega” aggiunse dopo una piccola pausa ad effetto, con aria beffarda “sta andando a parlare con il tuo capo”.


La finta aria annoiata di Eric avrebbe potuto trarre in inganno i più. In realtà lo sguardo sovrumano era schizzato da Pam ai due forestieri in una frazione di secondo, registrando che per la sua creatura  quei due rappresentavano una potenziale seccatura, visto che si era scomodata lei stessa. Li squadrò minuziosamente...Non erano umani.

Lo scambio di battute naturalmente raggiunse il suo udito vampirico, ed i tratti del bellissimo vikingo si marmorizzarono maggiormente. Attese e quando Pam si voltò verso di lui, con una espressione poco amichevole, Eric le fece cenno di lasciarli passare.

Riluttante, la vampira si fece improvvisamente di lato e Hallow rimase un attimo dov'era. Poi sorrise beffarda e la oltrepassò seguita dal fratello, in direzione di Eric.

Senza smettere di sorridere si fermò poco distante dal trono.

“Eccolo qui, il famoso Eric Northman” esordì.

Il vampiro non rispose.

Al che Hallow proseguì “Io sono Hallow e questo è mio fratello Mark”.

“Che vuoi, mannara?” chiese senza mezzi termini Eric, sgarbato.

Lei parve tirarsi leggermente indietro, risentita ed il sorriso le sparì dal volto “Parlare d'affari. I tuoi affari”.

Eric non rispose. Un minuto dopo era in piedi, la stessa dura espressione. “Non qui” disse, con voce gelida e senza aspettare scese dal trono dirigendosi al suo ufficio. Senza farselo dire due volte Hallow ed il fratello lo seguirono.

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